Cenni Storici

 

 

 

 

 

 

 

 

Veduta  di
Castel San Vincenzo
dalle Mainarde

 

 

 

 

Origini:

     Secondo la storiografia più diffusa, il toponimo che indica il paese prende nome dalla vicina abbazia di San Vincenzo al Volturno; nel corso dei secoli il Centro ha avuto diverse denominazioni quali Castello di San Vincenzo, Castelnuovo San Vincenzo, San Vincenzo e San Vincenzo a Volturno.

     L'odierno abitato di Castel San Vincenzo rappresenta l'unione di due diversi comuni (denominati Castellone al Volturno e San Vincenzo al Volturno) ubicati sulla medesima altura e accorpati in un'unica unità amministrativa nel 1928. Il Centro deve le proprie origini alla storica Abbazia di San Vincenzo al Volturno, secondo alcuni storiografi esso nasce dopo l'anno 881, in funzione delle necessità difensive dei monaci susseguenti le ripetute incursioni dei saraceni nei territori dell'Alto Volturno. Sul paese esistono diverse menzioni nel "Chronicon Volturnense", un codice miniato benedettino del XII secolo.

      Nonostante la fondazione medievale, il territorio immediatamente prossimo al centro presenta valide testimonianze dell'età sannita specialmente nei rinvenimenti archeologici avvenuti presso l'omonima abbazia.

     Il borgo segue le sorti storiche dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno fino alla metà del XV secolo. Dalla metà del 1400 diviene prima possedimento dei Pandone poi, sul finire del XVI, dei de Regina che ne conservano il titolo fino alla soppressione delle feudalità.

 

 

 

 

Veduta del borgo di
Castellone a Volturno

 

 

 

 

 

Arte e architettura:

Il nucleo antico di Castel San Vincenzo conserva ancora oggi nell'impianto urbani-stico profonde tracce della fortificazione me-dievale. L'accesso al centro, appoggiato su un maestoso e ine-spugnabile sperone ro-ccioso, avviene ancora attraverso alcune porte testimoni della cinta muraria medievale. I passaggi interni, col-legati da caratteristici percorsi intramurali in-torno ai quali fanno cornice alcuni "palazzotti" nobiliari e delle particolari case con loggiato, aprono spesso all'esterno del tessuto murario concedendo al curioso di scoprire degli splendidi scorci panoramici sull'intatto ambiente circostante. Caratteristiche piazzette anticipano gli edifici sacri, tra cui segnaliamo la chiesa di Santo Stefano, con la particolare "doppia" facciata dovuta alle distinte parallele aule interne, definite una in età romanica e l'altra in quella barocca.

La chiesa madre, invece, è divisa in tre navate da un motivo di arconi. Quasi anomalo, nelle navata centrale, il rapporto tra le dimensione orizzontale e quella verticale, in quanto la prima risulta maggiore della seconda. L’aula sacra conserva all'interno interessanti arredi settecenteschi, e altari in marmi policromi.

Un capitolo a parte è costituito, poi, dagli scavi archeologici presso l'abbazia di San Vincenzo al Volturno, cui si rimanda nella voce ambiente e tempo libero.

Tradizioni e folklore:

Sapori di altri tempi visitando le varie fiere che si tengono nel Centro: il 22 gennaio, in occasione della festa di San Vincenzo, il 22 marzo nella ricorrenza di San Marco, il 2 luglio in onore della Madonna delle Grazie, il 10 novembre durante le celebrazioni del Santo patrono (San Martino) e il 21 novembre festività della Madonna della Neve.

Un appuntamento da non perdere, nel periodo estivo, era la "sagra del prosciutto" che si svolgeva nella prima settimana di agosto.

Ambiente e tempo libero:

Il visitatore che raggiunge Castel San Vincenzo troverà un ambiente suggestivo e, al contempo, ricco di memorie storiche, con molteplici possibilità di incontrarsi con la natura e con notevoli curiosità storico-archeologiche. L’appartenenza dei territori comunali al Parco Nazionale d’Abruzzo garantisce un ambiente veramente incontaminato: il lago, realizzato alla fine degli anni 50, la Valle di Mezzo con i suoi boschi, le sue sorgenti e la fauna spesso singolare (il lupo, l’orso e l’aquila reale), il pianoro di Monte Mare, la cima più alta delle Mainarde.

Oltre ai luoghi citati, si suggeriscono ulteriori escursioni sulla strada che fiancheggia il lago e lungo il fiume Volturno; interessante la passeggiata in località "Cartiera" con la possibilità di curiosare intorno agli impianti di un  vecchio opificio: la "Cartiera San Bernardo".

Antichità: Visita al borgo medievale con vista panoramica.

Itinerario su San Vincenzo al Volturno.

Vicende storiche: il complesso benedettino di San Vincenzo al Volturno, fondato nell’VIII secolo, è stato per lungo tempo centro di grande vitalità e intimamente legato nelle proprie vicende, alla storia della più famosa e contermine sorella, l'abbazia di Montecassino. Secondo la tradizione, la  vita del monastero inizia con la missione di tre nobili longobardi beneventani, che recatisi nel 703 dall’abate benedettino di Farfa vengono inviati a fondare un novo monastero nei pressi delle sorgenti del fiume Volturno, ove esisteva un oratorio dedicato a San Vincenzo, su un sito che già aveva conosciuto la presenza umana sia in epoca sannitica che romana. Nella seconda metà del IX secolo il complesso abbaziale raggiunge un notevole sviluppo e, appoggiato alternativamente dalla nobiltà longobarda e franca, diviene uno dei più grandi e floridi complessi monastici del mondo medievale, superando per un periodo addirittura la grandezza della consorella Abbazia di Montecassino. La ricchezza del sito stimola gli interessi e l'ingordigia dei saraceni i quali, per successive incursioni (decisiva quella dell'ottobre dell'881), avviano il complesso al periodo di declino. La tradizione, oggi confermata dagli scavi archeologici, vuole che gli arabi proprio nell'ultima incursione massacrano centinaia di monaci e depredano tutto ciò che trovavano a portata di mano. I monaci superstiti fuggono a Capua lasciando il luogo nel completo abbandono. A San Vincenzo la vita riprende nei primi decenni del X secolo. I monaci, resi più prudenti dall’esperienza passata, organizzano nel territorio una  serie di insediamenti fortificati. Hanno così origine gli odierni centri abitati dell'area dell'Alto Volturno.  Nonostante ciò, tra l’XI e il XII secolo il territorio abbaziale e i centri limitrofi vengono più volte saccheggiati dalle nascenti giurisdizioni autonome di origine longobarda (tra cui i Borrello). L’abbazia di San Vincenzo, pur con considerevole sforzo, non riesce più a raggiungere la floridezza che l'aveva distinta e così, a partire dal XIII secolo, cade nell'oblio e diviene nel tempo luogo di commenda fino a quando, nel XVII secolo viene accorpata alla diocesi e ai possedimenti dell'abbazia di Montecassino.

L'area archeologica: attualmente nella vasta area, oltre alla zona degli scavi, sono visitabili il monastero (gestito da un gruppo di suore benedettine di origine americana che vivono nel quattrocentesco palazzo abbaziale annesso alla omonima chiesa), la chiesa di San Vincenzo e l'imponente torre campanaria (con esposizione didattica permanente), ricostruiti intorno al 1960. Frontalmente al complesso torre-chiesa, resta un singolare loggiato extramurale (XII-XIII secolo), testimonianza di una parte del monastero adibita al ricovero dei pellegrini. Sulla sponda opposta del fiume Volturno e del sito descritto, raggiungibile superando il "Ponte della Zingara", sorge l’area dello scavo archeologico. Quest’ultima mostra, nelle proprie stratificazioni, le varie fasi storiche dell’intero complesso, dal periodo della fondazione a quello dell’abbandono. Al culmine del "Colle della Torre", che costituiva il punto più elevato della città monastica altomedievale, oltre alle fondazioni di alcuni edifici, è tornata alla luce una vasta area cimiteriale (con sovrapposizione di sepolture riconducibili a diverse fasi storiche) e alcune interessanti tombe con arcosoglio; alla base del "Colle", invece, sono stati individuati e completamente ispezionati, alcuni edifici di culto e altri ambienti, ad uso dei monaci e degli ospiti importanti che, probabilmente anche per i caratteri rappresentativi svolti, erano completamente affrescati: il chiostro, il vestibolo, un ampio refettorio, atto a ospitare circa quattrocento persone. Mediante l'analisi dei resti architettonici e dallo scavo archeologico, è stato verificato che il complesso sorge su una preesistenza di età romana (una notevole villa rustica con annesso edificio di culto), a sua volta definita su un importante insediamento di epoca sannita. I dati, come affermato, permettono di immaginare che in età altomedievale il sistema ubicato intorno al "Colle della Torre", risulta imponente e rappresentativo e organizzato intorno ai volumi di due chiese, delle quali, la prima (recuperata sulle basi di una preesistenza IV-V secolo), assume la funzione di basilica funeraria. L'aula di San Vincenzo minore viene distrutta nel IX secolo e ricostruita nella prima metà del secolo successivo. In questo periodo viene realizzato, per volontà dell’Abate Epifanio, un ciclo di affreschi di grande interesse per la presenza di una iconografia pittorica definibile unica.

La cripta dell'Abate Epifanio: l’ambiente presenta un singolare impianto a "tricora" ed è volumetricamente coperto da volte "a botte". La cripta risulta completamente affrescata, il repertorio figurativo è vasto e include episodi narrativi, quali il martirio di San Lorenzo e Santo Stefano, e alcune scene prese dai momenti tradizionali della storia Sacra: l’Annunciazione, la Natività, la Crocifissione, le Pie donne che si recano al Sepolcro. L'insieme, sapientemente organizzato è completato da figure di angeli alati, da un Cristo Pantocrator e dalla Madonna in trono con il bambino. La serie pittorica sembra essere organizzata sulla base della narrazione dell'apocalisse e del trionfo di Cristo nel giudizio finale.

San Vincenzo Maggiore: il complesso, venuto alla luce nelle ultime campagne di scavo, risulta essere stato maestoso. L'indagine archeologica ha evidenziato che l'enorme aula sacra, anticipata da due simmetriche torri campanarie e da un quadriportico, era impostata secondo un impianto basilicale a tre navate (divise da imponenti colonne prelevate da un tempio di età romana), sul modello dell'antica basilica di San Pietro in Roma, quella demolita e sostituita in età tardo rinascimentale dalla odierna.

Lo scavo ha messo alla luce la cripta della chiesa nella quale si sono conservate evidenti tracce di affreschi, tra cui alcune figure di abati di San Vincenzo al Volturno.

Itinerari nell'ambito dello scavo:

Parco archeologico: dal "Ponte della Zingara" un percorso guidato con punti di sosta e pannelli esplicativi, guida il visitatore fin la sommità del "Colle della Torre".

Il museo della torre campanaria: nel campanile dell'attuale chiesa di San Vincenzo, su più livelli, è organizzata una mostra tematico-didattica inerente la storia dell'abbazia.

Il "Palazzo Abbaziale": la quattrocentesca struttura, oggetto di un recente restauro, oggi ospita delle monache dell'ordine benedettino; l'edificio, al quale si accede attraverso uno splendido e raro portale "Durazzesco" (1450 circa), è provvisto sul lato destro, di un robusto corpo a impianto quadrangolare, probabilmente una torre angolare riconducibile alla perimetrazione fortificata posta a difesa dell'abbazia. Presso il "palazzo" è possibile acquistare testi storiografici inerenti l'abbazia e prodotti realizzati dalle monache, quali formaggi, olio, carta pergamena, terracotta e cera artistica.

 

 

 

Veduta con sfondo lago e Mainarde
da P.zza Umberto I°
San Vincenzo a Volturno